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Vivere con poco ti cambierà la vita (in meglio): ecco come

vivere con poco ed essere felici: la magia della semplicità volontaria articolo

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“Vivere con poco” è un’espressione che tutto ci fa venire in mente tranne che una vita felice ed appagante. Da sempre ci insegnano che chi ha tante cose ha una vita migliore, più felice, più tranquilla. E che anche noi dovremmo possedere tutte quelle cose per essere felici a nostra volta, e al pari degli altri. Allora iniziamo a lavorare duro, per potercele permettere. Per dimostrare che anche noi siamo all’altezza.
E presto ci ritroviamo in un loop senza fine dove non siamo mai soddisfatti di niente, e comprare non basta più, non funziona più. Continuiamo a sentirci miserabili e non capiamo il perchè. Dopotutto se ci guardiamo intorno sembra che non ci manchi niente!
Vi riconoscete in tutto questo?
Sappiate che c’è una spiegazione. Ed è più semplice di quanto si possa pensare.
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Si stava meglio quando si stava peggio

Vi ricordate il vecchio detto: “Si stava meglio quando si stava peggio?”. Ecco, il concetto è quello.

Da quando abbiamo assistito al boom economico degli anni ’50 la gente consuma e spende ogni anno sempre di più, e non accenniamo a fermarci. L’avvento dei prodotti di fattura cinese (che costano molto meno) e dello shopping on-line ha peggiorato la situazione. Tutto adesso è a portata di clic, non dobbiamo neanche alzare il culo dal divano. In più le pubblicità sono diventate sempre più aggressive, i prodotti vengono sponsorizzati in tutti i modi e le maniere, e gli esperti di marketing che stanno dietro alle grandi aziende stanno diventando sempre più bravi a farci credere che la nostra vita non sarebbe completa senza quello che stanno cercando di venderti.

Quante volte ti è capitato di pensare che una volta comprata quella cosa la non avresti desiderato più niente e saresti stato contento per sempre? A me tante volte. “Questo è proprio quello che manca alla mia cucina, dopodichè sarà perfetta!” oppure: “Quella gonna è proprio il capo che manca nel mio armadio! Una volta mia non mi servirà più nient’altro!”. E puntualmente la settimana dopo sei nello stesso negozio a cercare qualche nuovo modo di buttare i tuoi soldi.

La grande trappola

Ma non ti sentire in colpa, ci siamo cascati tutti. Ė semplicemente una trappola, creata ad arte, per ottenere l’unica cosa che alle grandi corporations interessa: i nostri soldi, faticosamente sudati e guadagnati. La trappola è stata creata ad arte, è meschina, perchè agisce sul nostro inconscio e sulla paura di non essere accettati dalla società. Se tutti fanno cosi allora anche noi dobbiamo fare cosi. Ci siamo nati e cresciuti in quel modo. Abbiamo osservato i nostri genitori fare sacrifici per poterci permettere la macchina nuova o le vacanze, senza mai smettere di lamentarsi perchè i soldi comunque non bastavano mai. A scuola c’era sempre qualcuno che ci escludeva perchè non avevamo le matite colorate all’ultimo grido, magari. O il nostro grembiule era di seconda mano e tutti i bambini figli di papà ce lo facevano pesare. Poi una volta cresciuti inizia la lotta infinita al chi si veste meglio, chi ha la casa più grande, la macchina più figa, lo stipendio più alto, il lavoro migliore. Ė ovvio che alla fine ci convinciamo che quello sia l’unico modo di vivere! Il problema è che fino a quando non incontriamo qualcuno che ci dica “Ehy, lo sai che può anche non essere cosi?” andiamo avanti per la nostra strada, perchè è l’unica che conosciamo.

Bene, con questo articolo sto cercando di essere quel qualcuno.
Io voglio dirvi che vivere con poco e con meno cose di cui preoccuparsi è una vita migliore, più soddisfacente, più vera.
Io vi prometto che una soluzione c’è, e che è tutto scritto in questa pagina.
Seguitemi e vi sarà mostrata la strada!

La piaga del materialismo

Al giorno d’oggi, chi più chi meno, siamo tutti materialisti. Adoriamo i nostri oggetti e a volte ce ne preoccupiamo quasi più delle persone. Ne facciamo degli status symbol, e tendiamo a riconoscerci in loro.

Il fatto di circondarci di cose può essere considerato, e spesso lo è (anche se non ce ne rendiamo conto), un modo per riempire quel vuoto interiore che proviamo costantemente. A volte sentiamo che manca qualcosa nella vostra vita, quella sensazione di aver fatto qualcosa di buono, di realizzazione, di contentezza. E siccome non sappiamo come affrontare quel senso di vuoto, cerchiamo di riempirlo comprando cose. Avete presente quella sensazione di quando comprate una cosa nuova? Bella eh? Ė come una droga alla fine. Vi prendete la vostra dose, li per li siete in estasi, entusiasti del vostro acquisto, fiduciosi che farà fare un salto di qualità alla vostra vita, per poi lasciarvi con una profonda insoddisfazione dopo qualche giorno, che è quando tornerete a cercare un’altra dose, un altro high.

Più soldi = piu felicità? Ecco cos’hanno scoperto gli scienziati

La relazione che c’è fra materialismo e infelicità è stata oggetto di studio per molti anni.

Ė provato scientificamente che le persone più materialiste sono meno felici, tendono ad instaurare rapporti umani di scarsa qualità, e sono meno empatici.

Una serie di studi pubblicati nella rivista “Motivation and Emotion” nel 2014 hanno mostrato che le persone che nella vita diventano più materialiste, hanno un basso livello di benessere generale (in termini di relazioni umane, autonomia, senso di avere uno scopo nella vita).
Un altro studio pubblicato nel “Journal of Consumer Research” ha coinvolto 2500 persone per 6 anni, e ha scoperto una cosa interessante: che il materialismo fomenta isolamento sociale, e che l’isolamento sociale incoraggia a sua volta il materialismo. In poche parole, chi non si fa coinvolgere nelle relazioni con altri esseri umani, darà più importanza alle cose materiali. ,
Al contrario, è stato dimostrato che, oltre una certa soglia, non c’è correlazione fra la ricchezza e benessere. In linea di massima, le persone molto ricche, i milionari, la gente che tutti noi invidiamo, non hanno un livello di felicità più alto di chi invece guadagna molto meno, ma ha un livello di stress più alto, ed è più incline a sviluppare stati depressivi. L’unica eccezione la troviamo in caso di profonda povertà, dove invece guadagnare di più e possedere più cose ci da un maggiore senso di tranquillità e sicurezza. Ma una volta soddisfatti i bisogni di base, raramente uno stipendio più alto ci farà diventare più felici.
I ricercatori hanno quindi concluso che il vero benessere non viene dalla ricchezza, ma da altri fattori, come l’avere relazioni personali soddisfacenti, fare un lavoro che ci appassiona e che ci metta alla prova, e un senso di appartenenza a qualcosa di più grande di noi (come la religione, una causa politica o sociale, una missione).

Quindi comprando cose nuove commettiamo un peccato mortale?

Sentire il bisogno di possedere cose è normale, lo è sempre stato. Il problema è che negli anni le grosse aziende che fanno i soldi veri nel mondo sono diventate sempre più brave e hanno affinato i loro strumenti per farci credere, fin da quando siamo piccoli, che tutto quello che ci propongono CI SERVE. Non importa quanto poveri stiamo diventando, o quanto brutalmente dobbiamo tirare la cinghia per arrivare a fine mese. Siamo sempre più intrappolati nella gabbia dorata che ci siamo costruiti. E non siamo disposti a rinunciare a niente.
Avere delle cose ci serve per migliorare oggettivamente la nostra vita e renderla più facile: il problema sorge quando iniziamo ad accumulare cose a caso che ci fanno felici li per li ma non ci servono nel lungo periodo. So che se qualcuno di voi si ferma un attimo a pensare  può identificarsi in questo.
Combattere il sistema alla radice è una guerra troppo grande e che non spetta a noi combattere. Quello che invece possiamo fare è diventare più consapevoli dei nostri comportamenti ed diventare totalmente coscienti ed in controllo delle nostre azioni.
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Vivere con poco e meglio – I tre step fondamentali

1. Decidere cosa per noi è veramente importante

Iniziate a distinguere tra cose che vi servono nella vita o cose che occupano solo spazio fisico e mentale di cui dovete preoccuparci e che non aggiungono niente di buono. E non parlo solo degli oggetti che possedete, ma anche dei rapporti personali, e delle abitudini. Eliminate tutto quello che non serve ad uno scopo, o che vi rema contro.

2. Fate entrare le cose buone

Sostituite quello che avete buttato nel cestino (reale o immaginario) con cose che invece aggiungono valore alla vostra vita, le cose che vi appassionano, quelle con cui vorreste riempire il vostro tempo. Cose che risvegliano la vostra felicità interiore, o che ci fanno crescere come persone. Ad esempio: fare sport, yoga, meditazione, leggere, partecipare ad incontri di qualche genere, guardare documentari, imparare qualcosa di nuovo come una lingua, fare una passeggiata nella natura, dare spazio alla creatività facendo qualcosa di manuale, o di artistico, fare volontariato, ecc..

Più ci concentriamo su queste cose, e meno importanza avranno gli oggetti nelle nostre vite. Ci accorgeremo ad un certo punto che quella sensazione di volere sempre cose nuove inizia a svanire, per il solo fatto che stiamo concentrando le nostre energie su altre questioni che sono più importanti e che possono veramente migliorare la nostra vita e innalzare il nostro livello di felicità.

3. Smettere di essere emozionalmente legati agli oggetti

Tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta quel senso di attaccamento verso un oggetto che ci ha impedito di buttarlo via. Attaccarsi alle cose è normale, specialmente se ne siamo in possesso da molto tempo, se ci abbiamo speso un sacco di soldi, o se hanno un significato diverso, di tipo affettivo. Prendersi cura delle cose che abbiamo è necessario, ma non dobbiamo dare a queste cose il potere di comandarci o di influenzare le nostre vite. Nessun oggetto dovrebbe essere mai cosi prezioso da permetterci di rovinarci la giornata!

La semplicità volontaria come forma di ribellione

Come già detto prima, non possiamo sradicare il problema alla radice: per quello ci vuole tempo, e una rivoluzione.
Ma cambiare il nostro stile di vita è già un atto sovversivo di per se, una specie di lotta silenziosa.
Ed ecco che guardacaso negli ultimi anni si sta diffondendo un nuovo movimento che ha come scopo appunto quello di ridurre i consumi, di farci spendere meno, di rallentare la frenesia dei nostri stili di vita, per cercare di vivere in modo più autentico e vero, slegati da quella follia consumistica che è la società in cui viviamo oggi. Questo movimento prende tanti nomi: downshifting, semplicità volontaria, decrescita felice, sono tutti sinonimi di un concetto unico e rivoluzionario per definire quello che in tanti stanno già facendo: vivere con poco per vivere meglio.
Francesco Narmenni, nel suo blog “Smettere di lavorare“, ne parla ampiamente:
Nel momento in cui si consuma meno, cioè si fa diminuire la domanda, il prezzo delle cose scende. Ecco perché ci vogliono fare sentire più ricchi di quello che siamo, perché se smettessimo di consumare tutto costerebbe meno, noi avremmo realmente più soldi e quindi maggiori possibilità di emanciparci. Se praticassimo il downshifting gli romperemmo le uova nel paniere, perché la “semplicità volontaria” porta con se questa incredibile forza.
Francesco, che in Italia è il primo esponente di questa filosofia di vita, definisce cosi questo concetto:
La semplicità volontaria è la precisa scelta di spogliarsi da tutto quello che non serve, di non avere ambizioni, ripudiare la gloria personale, il potere, il profitto, l’apparire e il voler prevaricare sugli altri. Rifiutiamo il lavoro continuo, distruttivo e alienante per dare spazio ad una vita fatta di pochi soldi e più tempo per le cose che contano veramente.

Preparatevi al peggio

Sembra tutto molto semplice, ma non lo è per niente: non si diventa dei minimalisti da un giorno all’altro. Immaginate di dover rinnegare da un giorno all’altro lo stile di vita che vi accompagnato fino a questo momento, tutto quello che avete sempre ritenuto “normale”. Immaginate di dover rinunciare allo shopping del sabato pomeriggio (e anche quello infrasettimanale), di non andare più al supermercato o andarci meno spesso per sbattersi e organizzare un GAS nel vostro palazzo, o di dover andare di bottega in bottega a prendere quello che vi serve, magari in bicicletta. Immaginate di dover prendere i mezzi pubblici ogni volta che vi dovete spostare. Ecco, immaginatevi tutto questo.

Imparare ad essere lenti

Prima di tutto bisogna entrare nell’ordine delle idee che il tempo ha tutto un’altro valore adesso: quello per cui prima ci voleva qualche ora (fare la spesa, fare da mangiare,ecc) ora magari ci terrà occupati tutto il giorno. Perchè vivere in modo semplice vuol dire anche vivere in un modo più autentico, come facevano anni fa le generazioni passate, che si affidavano allo scorrere delle stagioni, lasciandogli scandire i loro anni di vita. Che coltivavano praticamente tutto quello che gli serviva, che non avevano bisogno di correre al supermercato la domenica pomeriggio. Vivere in modo autentico significa anche questo: vivere in armonia con la natura, in modo sostenibile. E la sostenibilità richiede tempo e pazienza. Guardate come sta andando il mondo ultimamente: ci stiamo mangiando tutte le risorse che la terra ci offre senza dargli il tempo di generarne di nuove, e ci stiamo letteralmente conducendo verso l’estinzione. E non ce ne frega una mazza.

Comprare di meno

Quando avremo imparato ad andare lentamente, a non correre, a prenderci il nostro tempo (all’inizio sarà difficilissimo, vi parla una fan del multitasking), dovremmo anche cercare di resistere a tutte le tentazioni che ci vengono dal mondo reale, quello da cui stiamo cercando di evadere. La pubblicità è dappertutto, è difficile non viverci in mezzo. La cosa importante da fare è riconoscere che quasi tutto quello che ci viene proposto non migliorerà la nostra vita, ma contribuirà solo ad aggiungere un altro po di monnezza mentale e fisica alle nostre vite. Dovremo imparare ad acquistare in modo critico: prima di fare qualsiasi acquisto dovremmo chiederci se quella cosa ci serve verve davvero, e procedere con l’acquisto se capiamo che ne vale veramente la pena. A questo punto allora cerchiamo di spendere i nostri soldi in oggetti di qualità, che dureranno nel tempo, e che ameremo perchè lo utilizzeremo spesso e ci darà piacere nel farlo.

Liberarsi del superfluo

Il passo successivo sarà iniziare a staccarci emotivamente dagli oggetti, a smettere di dargli tanta importanza e a pensare che non potremmo vivere senza. Anzi, iniziamo invece a sbarazzarci di un po’ di roba. Iniziamo col fare un primo round, a buttare le cose ovvie, quelle che sono li ma che oggettivamente non hanno un senso. Poi facciamone un secondo, magari dopo un po di giorni, magari partendo da una specifica categoria, come suggerisce Marie Kondo nel suo libro “Il magico potere del riordino“. Magari iniziate coi vestiti, e cercate di capire quali sono le cose che indossate e quelle che puntualmente rimangono sulla gruccia. E senza guardarvi indietro mettetele via e regalatele, o buttatele. Insomma fate quello che volete ma liberatevene. Immaginate di avere un armadio delle giuste dimensioni con dentro non un ammasso di roba ammucchiato senza senso, ma capi che amate, che vi fanno sentire bene, appesi in modo ordinato. Non vi fa gia sentire meglio?
La cosa che ogni volta mi sconvolge di questa filosofia di vita è il fatto che mi permetta di tornare padrona del mio tempo. Lavorare meno, possedere meno, avere meno cose di cui preoccuparsi, e decidere consapevolmente di far uscire certe cose dalla mia vita e farne entrare altre non ha prezzo. Essere consapevole che da questo momento in poi sarò libera di dedicarmi alle cose che veramente contano per me, e di lasciare indietro quelle di cui non m’importa o quelle che non aggiungevano niente o che addirittura danneggiavano la qualità della mia vita.

Da dove cominciare?

Iniziare a vivere con poco è semplice, ma non facile. Partite semplicemente osservandovi. Durante la vostra giornata chiedetevi quali siano le cose che vi fanno sentire bene e quali no, per iniziare a capire quali siano le cose da tenere e quelle da scartare. Stare tanto tempo sui social media vi fa sentire dei falliti? Eliminate l’account, o almeno ponetevi dei limiti. Per fortuna siamo ancora padroni di decidere quali contenuti consumare. Seguite solo persone che ammirate, che vi fanno sentire ok con voi stessi. Fate entrare positività e ispirazione, non invidia e tristezza.
Odiate il vostro lavoro? Forse è il caso di cercare di capire il perchè. Il problema è il lavoro in se? Sono i colleghi e l’ambiente? Forse il carico di lavoro? Cercate una soluzione, non fatevi semplicemente trasportare dalle circostanze come delle amebe.
La vostra famiglia vi ostacola nei vostri progetti? Mi spiace per voi, ma è la vostra vita. I famigliari avranno sempre un’opinione su quello che fate e su come gestite la vostra vita, ma l’ultima parola ce l’avete sempre voi. Sentite che vi stanno remando contro? Forse è il caso di allontanarvi un po’.
Questi sono solo esempi.
Altre cose che potete fare per iniziare il vostro percorso di downshifting:
  • vivere in una casa piccola, o in condivisione
  • coltivare un’orto
  • produrre cosmetici e detersivi in casa
  • fare la spesa a km 0
  • comprare meno nuovo e più di seconda mano
  • tagliare le spese inutili e darsi un budget
  • vendere le cose che non vi servono
  • cercare di non accumulare troppi impegni: fate meno cose, ma fatele meglio
  • smettete di frequentare le persone per voi tossiche

Se sei arrivato fino a qua significa che l’argomento ti interessa un bel po’, quindi ti lascio qualche risorsa e qualche lettura nel caso volessi approfondire la questione!

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A presto!