Tag

storie di viaggio

Browsing

Viaggiare per ritrovare se stessi: la storia di Karim e di come ha cambiato vita a 40 anni

Karim viaggiare per cambiare vita

La storia di Karim è una storia particolare, di quelle che non si sentono tutti i giorni. Me la racconta dal Vietnam, dove attualmente vive e lavora.

Il viaggio è sempre stata una costante nella vita di Karim, fin da quando era piccolo, quando i genitori lo portavano in Svizzera a trovare i parenti. Sua madre infatti è di Zurigo e suo papà di Napoli, ma è cresciuto a Ferrara trovando sempre difficoltà a definire le proprie radici.

Siamo negli anni ’90. A Karim manca poco per prendere il diploma al liceo linguistico ma invece di pensare a quale università iscriversi, come fanno tutti i suoi coetanei, decide di portarsi avanti e manda il curriculum alla SwissAir, sperando di ottenere un colloquio con la compagnia aerea per diventare assistente di volo. La risposta che riceve è inaspettata: non ottiene nessun colloquio, ma neanche un no secco. “Mi hanno consigliato di fare un’esperienza all’estero, per capire prima se ero tagliato per un lavoro del genere”.

Dimostrare di potercela fare: l’esperienza a Londra e i Caraibi

Dopotutto non sembra una cattiva idea. Cosi all’età di 19 anni Karim decide di partire per Londra, dove per sei mesi vive e lavora. E impara a cavarsela da solo. 

“All’inizio non è stato facile”, racconta. “Le prime settimane sono state dure. Facevo fatica a trovare lavoro, i soldi scarseggiavano ed io ero sempre più tentato di mollare e tornare a casa”. 

Per fortuna Karim ha la testaccia dura: arrendersi non era nella sua lista delle opzioni e grazie anche al supporto di sua mamma che lo incoraggiava a tenere duro torna in Italia avendo dimostrato a se stesso di potercela fare.

Dopo l’Inghilterra si trasferisce a Milano, dove ottiene un Master in fotografia, e a 20 anni è già a bordo una nave da crociera dove lavora appunto come fotografo di bordo per migliorare fotografando gente comune ma non per questo meno esigente. 

“Lavoravamo 10-12 ore al giorno, ed anche il mio giorno libero non era esattamente libero”.

karim esperienza di viaggio

Dopo 6 mesi passati fra i Caraibi e il Mediterraneo, decide di tornare a Milano, dove inizia a lavorare come assistente di vari studi fotografici, anche di una certa importanza. Ma anche 

qua non trova la sua dimensione e cosi presto fugge a Lugano, in Svizzera, che dopotutto è un po’ casa sua.

Viaggiare per superare i momenti difficili

Qui inizia a studiare fisioterapia, una disciplina che lo ha sempre in qualche modo affascinato. Ma conosce anche una ragazza, e se ne innamora. E qua la sua vita inizia a prendere una strana piega. 

Quella relazione è complicata, ma va avanti per 5 anni. “Lei aveva problemi con l’alcool, era aggressiva, e non voleva arrendersi al fatto che per me quella storia fosse arrivata al capolinea. Sono finito in ospedale per quasi due mesi, e la cosa si è conclusa con varie denunce”. 

A causa di tutto questo Karim non riesce a portare avanti gli studi, e prende la decisione di provare a lasciarsi tutto alle spalle e tornare a Ferrara, dov’è cresciuto.

“Non è stato un momento facile per me. In quel periodo mia mamma ci ha lasciati, ed io ero emotivamente a pezzi”. 

A Ferrara, come potete immaginare, non ci rimane per molto considerando che anche il padre era deceduto una decina di anni prima. “Ho capito che l’aria di provincia non faceva per me”.

Al questo punto, all’età di quasi 40 anni, Karim decide di dare una svolta alla sua vita: vende la sua casa, la macchina, tutto quanto. E parte. 

Si mette in viaggio per l’Europa, toccando Spagna, Francia, Lussemburgo, Germania, Svezia e Danimarca. “Sono andato a trovare degli amici che avevo sparsi un po’ per tutta Europa, e mi sono sempre spostato con Flixbus”

Un mese di viaggio per guarire, per voltare pagina, per dimostrare a se stesso, ancora una volta, di potercela fare da solo.

Sembra una cosa, questa, che noi viaggiatori solitari abbiamo in comune: il bisogno di provare a noi stessi di essere forti abbastanza, di riuscire a fare quello che ci siamo promessi di fare, di rialzarci da soli, nonostante tutto.

La scoperta dei nomadi digitali

Ma Karim non si ferma qua. Tornato a casa inizia a cercare su Internet informazioni su come viaggiare a lungo, come viaggiare spendendo poco, come viaggiare in maniera alternativa.

Perchè lo sappiamo tutti che viaggiare è un po’ come drogarsi: se inizi, e ti piace, è difficile smettere.

Ed è cosi che viene a contatto con il mondo dei nomadi digitali, ed inizia ad ampliare le sue conoscenze per quello che riguarda il lavoro da remoto. Per chi non lo sapesse i nomadi digitali sono tutte quelle persone che fanno un mestiere per il quale non è richiesto andare in ufficio tutte le mattine, ma è sufficiente avere un computer ed una buona connessione Wi-fi per lavorare. Mi vengono in mente i grafici pubblicitari, gli esperti SEO, i programmatori, e un sacco di altre categorie.

Ma Karim voleva partire, il prima possibile. Ed è proprio la tribù dei nomadi digitali che gli consiglia di fare un viaggio nel sud-est asiatico, quella parte del mondo dove anche pochi soldi arrivano lontano, essendo il costo della vita abbastanza basso. “Non ero mai stato particolarmente attratto dall’Asia, ma a quel punto sembrava la scelta più logica”.

Cosi si ritrova ancora una volta in viaggio, questa volta verso la Malesia, il punto di partenza di questa nuova avventura. “L’unica cosa che sapevo era che sarei partito da Kuala Lumpur, non avevo organizzato nulla”, dice. Come dargli torto. Quando si ha in mente di stare via per tanto tempo fare dei piani diventa una inutile.

La tappa successiva è Bali, poi le Filippine, dove fa soprattutto Couchsurfing, e la Thailandia. Ed è proprio in Thailandia che partecipa ad un raduno di nomadi digitali italiani, grazie al quale si avvicina ancora di più a questo mondo che è ancora poco conosciuto, ma pieno di potenzialità. È cosi che Karim inizia a capire che quella può essere la sua strada.

Workaway: l’inizio dell’esperienza in Vietnam

Poco dopo però riceve un invito da Workaway per andare ad insegnare inglese in una homestay in Vietnam (se non sapete cos’è Workaway andatevi a leggere l’articolo dove parlo di come mantenersi in viaggio). Cosi parte alla volta di Saigon, non senza passare prima dal Laos. Qui insegna ai ragazzi del posto inglese in cambio di vitto e alloggio. Dopo alcuni mesi passati qui conosce quello che sarebbe diventato uno dei suoi migliori amici. “All’inizio non lo sopportavo”, dice. “Poi invece abbiamo legato tantissimo, al punto di creare insieme una ONG”. Quella ONG si sarebbe occupata di progetti per il recupero ambientale, e di formazione in questo senso, tramite la creazione di un centro culturale. Una bellissima iniziativa, che purtroppo ad un certo punto si è interrotta dall’improvvisa scomparsa del suo compagno di viaggio.

karim esperienza in vietnam

Karim sogna ancora di portare avanti quell’idea.

A questo punto però gli chiedo quello che tutti vogliono sapere:

Come fai a viaggiare cosi tanto?

La risposta è semplice, ma non cosi scontata: “Ho ancora dei soldi da parte dalla vendita della casa e dai miei precedenti lavori. Inoltre offro consulenza online soprattutto per quello che riguarda Instagram e la gestione degli account, e quello mi fa guadagnare qualcosina”.

Karim continua comunque ad insegnare Inglese ed Italiano in Vietnam, e anche questo contribuisce a formare il suo “stipendio”, se cosi possiamo chiamarlo. Si perchè spesso e volentieri chi si guadagna da vivere on the road non ha una sola fonte di guadagno, ma ne ha diverse, magari più piccole, ma che tutte insieme vanno a formare un’entrata a volte pari o superiore a chi fa invece un lavoro “normale”, nei casi più fortunati.

Come ci tengo sempre a sottolineare, viaggiare per lunghi periodi è possibile non soltanto avendo una buona fonte di guadagno, ma anche tagliando le spese inutili e vivendo in modo minimalista, se vogliamo.

“Prenotare i voli solo quando hanno dei prezzi bassi, sapendo approfittare delle promozioni delle varie compagnie aeree. Utilizzare mezzi alternativi per spostarsi come il treno o l’autobus, e viaggiare di notte, viaggiare con Workaway e usare Couchsurfing quando è possibile. Ci sono infiniti modi per risparmiare sui costi di un viaggio”.

Gli faccio un’ultima domanda: 

Quale consiglio daresti a chi vorrebbe partire ma non ha il coraggio di farlo?

“Viaggiare a lungo termine non fa per tutti. Per me il viaggio è sempre stato una necessità: non sono mai riuscito a rimanere nello stesso posto per troppo tempo, e all’inizio non capivo come tanti miei amici non mettessero mai piede fuori dai posti che conoscevano da una vita. Poi ho capito che non siamo tutti uguali, e abbiamo tutti esigenze diverse. C’è chi ha bisogno di vagabondare incessantemente per sentirsi bene con se stesso, e chi invece sta bene a casa propria e gli piace concedersi qualche lusso quando va in vacanza.

L’importante è capire cos’è che ci rende felici, cos’è che ci spinge a viaggiare. Partire è una scelta, ma anche rimanere lo è. E come tutte le scelte ha i suoi pro e i suoi contro: rimanere vuol dire avere gli affetti sempre vicino a noi, e vivere nel comfort di un ambiente che già conosciamo, in cui ci sentiamo a nostro agio. Ma vuol dire anche dover affrontare tutti i giorni la stessa routine, e non mettere alla prova se stessi.

Partire significa abbracciare l’avventura, l’ignoto, vuol dire vivere quasi giorno per giorno, aprendosi a situazioni che difficilmente succederebbero se restassimo a casa nostra sul divano. Ma vuol dire anche dover affrontare momenti difficili, e vivere di incertezze, finanziarie e sociali: i soldi vanno e vengono, e le persone pure. Se ne incontrano tantissime in viaggio, ed è meraviglioso. Ma allo stesso tempo è spesso necessario imparare a dirgli addio, o arrivederci.

Se senti l’impulso di partire, parti. E non è necessario imbarcarsi in avventure di mesi interi: inizia con poco e vedi come ti senti (perchè se è davvero quello che vuoi, non riuscirai più a fermarti, ndr).

E ricorda che comunque vadano le cose, il viaggio è sempre e solo tuo: non importa se vai all’altro capo del mondo per rimanere chiuso in una camera d’albergo, se è questo che vuoi. Non è necessario sentirsi a disagio se si preferisce per esempio rimanere in ostello quando tutti gli altri vanno a fare baracca. Hai 40 anni e ti va di fare il backpacker? Nessun problema. Al giorno d’oggi siamo abituati a metterci sempre a confronto con gli altri, a non sentirci mai abbastanza, perchè c’è sempre qualcuno che sembra avere una vita migliore della nostra. Balle. Smettete di preoccuparvi di cosa pensa la gente e vivete le vostre avventure come meglio credete, perchè alla fine sarete voi a crescere, sarete voi quelli con dei ricordi bellissimi, e sarete sempre voi quelli che hanno avuto il coraggio di fare qualcosa di diverso”. 

Ringraziando Karim per il suo tempo e la disponibilità, vi invito a seguirlo sui social!

Facebook

Instagram