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Vivere con poco ti cambierà la vita (in meglio): ecco come

vivere con poco ed essere felici: la magia della semplicità volontaria articolo

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“Vivere con poco” è un’espressione che tutto ci fa venire in mente tranne che una vita felice ed appagante. Da sempre ci insegnano che chi ha tante cose ha una vita migliore, più felice, più tranquilla. E che anche noi dovremmo possedere tutte quelle cose per essere felici a nostra volta, e al pari degli altri. Allora iniziamo a lavorare duro, per potercele permettere. Per dimostrare che anche noi siamo all’altezza.
E presto ci ritroviamo in un loop senza fine dove non siamo mai soddisfatti di niente, e comprare non basta più, non funziona più. Continuiamo a sentirci miserabili e non capiamo il perchè. Dopotutto se ci guardiamo intorno sembra che non ci manchi niente!
Vi riconoscete in tutto questo?
Sappiate che c’è una spiegazione. Ed è più semplice di quanto si possa pensare.
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Si stava meglio quando si stava peggio

Vi ricordate il vecchio detto: “Si stava meglio quando si stava peggio?”. Ecco, il concetto è quello.

Da quando abbiamo assistito al boom economico degli anni ’50 la gente consuma e spende ogni anno sempre di più, e non accenniamo a fermarci. L’avvento dei prodotti di fattura cinese (che costano molto meno) e dello shopping on-line ha peggiorato la situazione. Tutto adesso è a portata di clic, non dobbiamo neanche alzare il culo dal divano. In più le pubblicità sono diventate sempre più aggressive, i prodotti vengono sponsorizzati in tutti i modi e le maniere, e gli esperti di marketing che stanno dietro alle grandi aziende stanno diventando sempre più bravi a farci credere che la nostra vita non sarebbe completa senza quello che stanno cercando di venderti.

Quante volte ti è capitato di pensare che una volta comprata quella cosa la non avresti desiderato più niente e saresti stato contento per sempre? A me tante volte. “Questo è proprio quello che manca alla mia cucina, dopodichè sarà perfetta!” oppure: “Quella gonna è proprio il capo che manca nel mio armadio! Una volta mia non mi servirà più nient’altro!”. E puntualmente la settimana dopo sei nello stesso negozio a cercare qualche nuovo modo di buttare i tuoi soldi.

La grande trappola

Ma non ti sentire in colpa, ci siamo cascati tutti. Ė semplicemente una trappola, creata ad arte, per ottenere l’unica cosa che alle grandi corporations interessa: i nostri soldi, faticosamente sudati e guadagnati. La trappola è stata creata ad arte, è meschina, perchè agisce sul nostro inconscio e sulla paura di non essere accettati dalla società. Se tutti fanno cosi allora anche noi dobbiamo fare cosi. Ci siamo nati e cresciuti in quel modo. Abbiamo osservato i nostri genitori fare sacrifici per poterci permettere la macchina nuova o le vacanze, senza mai smettere di lamentarsi perchè i soldi comunque non bastavano mai. A scuola c’era sempre qualcuno che ci escludeva perchè non avevamo le matite colorate all’ultimo grido, magari. O il nostro grembiule era di seconda mano e tutti i bambini figli di papà ce lo facevano pesare. Poi una volta cresciuti inizia la lotta infinita al chi si veste meglio, chi ha la casa più grande, la macchina più figa, lo stipendio più alto, il lavoro migliore. Ė ovvio che alla fine ci convinciamo che quello sia l’unico modo di vivere! Il problema è che fino a quando non incontriamo qualcuno che ci dica “Ehy, lo sai che può anche non essere cosi?” andiamo avanti per la nostra strada, perchè è l’unica che conosciamo.

Bene, con questo articolo sto cercando di essere quel qualcuno.
Io voglio dirvi che vivere con poco e con meno cose di cui preoccuparsi è una vita migliore, più soddisfacente, più vera.
Io vi prometto che una soluzione c’è, e che è tutto scritto in questa pagina.
Seguitemi e vi sarà mostrata la strada!

La piaga del materialismo

Al giorno d’oggi, chi più chi meno, siamo tutti materialisti. Adoriamo i nostri oggetti e a volte ce ne preoccupiamo quasi più delle persone. Ne facciamo degli status symbol, e tendiamo a riconoscerci in loro.

Il fatto di circondarci di cose può essere considerato, e spesso lo è (anche se non ce ne rendiamo conto), un modo per riempire quel vuoto interiore che proviamo costantemente. A volte sentiamo che manca qualcosa nella vostra vita, quella sensazione di aver fatto qualcosa di buono, di realizzazione, di contentezza. E siccome non sappiamo come affrontare quel senso di vuoto, cerchiamo di riempirlo comprando cose. Avete presente quella sensazione di quando comprate una cosa nuova? Bella eh? Ė come una droga alla fine. Vi prendete la vostra dose, li per li siete in estasi, entusiasti del vostro acquisto, fiduciosi che farà fare un salto di qualità alla vostra vita, per poi lasciarvi con una profonda insoddisfazione dopo qualche giorno, che è quando tornerete a cercare un’altra dose, un altro high.

Più soldi = piu felicità? Ecco cos’hanno scoperto gli scienziati

La relazione che c’è fra materialismo e infelicità è stata oggetto di studio per molti anni.

Ė provato scientificamente che le persone più materialiste sono meno felici, tendono ad instaurare rapporti umani di scarsa qualità, e sono meno empatici.

Una serie di studi pubblicati nella rivista “Motivation and Emotion” nel 2014 hanno mostrato che le persone che nella vita diventano più materialiste, hanno un basso livello di benessere generale (in termini di relazioni umane, autonomia, senso di avere uno scopo nella vita).
Un altro studio pubblicato nel “Journal of Consumer Research” ha coinvolto 2500 persone per 6 anni, e ha scoperto una cosa interessante: che il materialismo fomenta isolamento sociale, e che l’isolamento sociale incoraggia a sua volta il materialismo. In poche parole, chi non si fa coinvolgere nelle relazioni con altri esseri umani, darà più importanza alle cose materiali. ,
Al contrario, è stato dimostrato che, oltre una certa soglia, non c’è correlazione fra la ricchezza e benessere. In linea di massima, le persone molto ricche, i milionari, la gente che tutti noi invidiamo, non hanno un livello di felicità più alto di chi invece guadagna molto meno, ma ha un livello di stress più alto, ed è più incline a sviluppare stati depressivi. L’unica eccezione la troviamo in caso di profonda povertà, dove invece guadagnare di più e possedere più cose ci da un maggiore senso di tranquillità e sicurezza. Ma una volta soddisfatti i bisogni di base, raramente uno stipendio più alto ci farà diventare più felici.
I ricercatori hanno quindi concluso che il vero benessere non viene dalla ricchezza, ma da altri fattori, come l’avere relazioni personali soddisfacenti, fare un lavoro che ci appassiona e che ci metta alla prova, e un senso di appartenenza a qualcosa di più grande di noi (come la religione, una causa politica o sociale, una missione).

Quindi comprando cose nuove commettiamo un peccato mortale?

Sentire il bisogno di possedere cose è normale, lo è sempre stato. Il problema è che negli anni le grosse aziende che fanno i soldi veri nel mondo sono diventate sempre più brave e hanno affinato i loro strumenti per farci credere, fin da quando siamo piccoli, che tutto quello che ci propongono CI SERVE. Non importa quanto poveri stiamo diventando, o quanto brutalmente dobbiamo tirare la cinghia per arrivare a fine mese. Siamo sempre più intrappolati nella gabbia dorata che ci siamo costruiti. E non siamo disposti a rinunciare a niente.
Avere delle cose ci serve per migliorare oggettivamente la nostra vita e renderla più facile: il problema sorge quando iniziamo ad accumulare cose a caso che ci fanno felici li per li ma non ci servono nel lungo periodo. So che se qualcuno di voi si ferma un attimo a pensare  può identificarsi in questo.
Combattere il sistema alla radice è una guerra troppo grande e che non spetta a noi combattere. Quello che invece possiamo fare è diventare più consapevoli dei nostri comportamenti ed diventare totalmente coscienti ed in controllo delle nostre azioni.
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Vivere con poco e meglio – I tre step fondamentali

1. Decidere cosa per noi è veramente importante

Iniziate a distinguere tra cose che vi servono nella vita o cose che occupano solo spazio fisico e mentale di cui dovete preoccuparci e che non aggiungono niente di buono. E non parlo solo degli oggetti che possedete, ma anche dei rapporti personali, e delle abitudini. Eliminate tutto quello che non serve ad uno scopo, o che vi rema contro.

2. Fate entrare le cose buone

Sostituite quello che avete buttato nel cestino (reale o immaginario) con cose che invece aggiungono valore alla vostra vita, le cose che vi appassionano, quelle con cui vorreste riempire il vostro tempo. Cose che risvegliano la vostra felicità interiore, o che ci fanno crescere come persone. Ad esempio: fare sport, yoga, meditazione, leggere, partecipare ad incontri di qualche genere, guardare documentari, imparare qualcosa di nuovo come una lingua, fare una passeggiata nella natura, dare spazio alla creatività facendo qualcosa di manuale, o di artistico, fare volontariato, ecc..

Più ci concentriamo su queste cose, e meno importanza avranno gli oggetti nelle nostre vite. Ci accorgeremo ad un certo punto che quella sensazione di volere sempre cose nuove inizia a svanire, per il solo fatto che stiamo concentrando le nostre energie su altre questioni che sono più importanti e che possono veramente migliorare la nostra vita e innalzare il nostro livello di felicità.

3. Smettere di essere emozionalmente legati agli oggetti

Tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta quel senso di attaccamento verso un oggetto che ci ha impedito di buttarlo via. Attaccarsi alle cose è normale, specialmente se ne siamo in possesso da molto tempo, se ci abbiamo speso un sacco di soldi, o se hanno un significato diverso, di tipo affettivo. Prendersi cura delle cose che abbiamo è necessario, ma non dobbiamo dare a queste cose il potere di comandarci o di influenzare le nostre vite. Nessun oggetto dovrebbe essere mai cosi prezioso da permetterci di rovinarci la giornata!

La semplicità volontaria come forma di ribellione

Come già detto prima, non possiamo sradicare il problema alla radice: per quello ci vuole tempo, e una rivoluzione.
Ma cambiare il nostro stile di vita è già un atto sovversivo di per se, una specie di lotta silenziosa.
Ed ecco che guardacaso negli ultimi anni si sta diffondendo un nuovo movimento che ha come scopo appunto quello di ridurre i consumi, di farci spendere meno, di rallentare la frenesia dei nostri stili di vita, per cercare di vivere in modo più autentico e vero, slegati da quella follia consumistica che è la società in cui viviamo oggi. Questo movimento prende tanti nomi: downshifting, semplicità volontaria, decrescita felice, sono tutti sinonimi di un concetto unico e rivoluzionario per definire quello che in tanti stanno già facendo: vivere con poco per vivere meglio.
Francesco Narmenni, nel suo blog “Smettere di lavorare“, ne parla ampiamente:
Nel momento in cui si consuma meno, cioè si fa diminuire la domanda, il prezzo delle cose scende. Ecco perché ci vogliono fare sentire più ricchi di quello che siamo, perché se smettessimo di consumare tutto costerebbe meno, noi avremmo realmente più soldi e quindi maggiori possibilità di emanciparci. Se praticassimo il downshifting gli romperemmo le uova nel paniere, perché la “semplicità volontaria” porta con se questa incredibile forza.
Francesco, che in Italia è il primo esponente di questa filosofia di vita, definisce cosi questo concetto:
La semplicità volontaria è la precisa scelta di spogliarsi da tutto quello che non serve, di non avere ambizioni, ripudiare la gloria personale, il potere, il profitto, l’apparire e il voler prevaricare sugli altri. Rifiutiamo il lavoro continuo, distruttivo e alienante per dare spazio ad una vita fatta di pochi soldi e più tempo per le cose che contano veramente.

Preparatevi al peggio

Sembra tutto molto semplice, ma non lo è per niente: non si diventa dei minimalisti da un giorno all’altro. Immaginate di dover rinnegare da un giorno all’altro lo stile di vita che vi accompagnato fino a questo momento, tutto quello che avete sempre ritenuto “normale”. Immaginate di dover rinunciare allo shopping del sabato pomeriggio (e anche quello infrasettimanale), di non andare più al supermercato o andarci meno spesso per sbattersi e organizzare un GAS nel vostro palazzo, o di dover andare di bottega in bottega a prendere quello che vi serve, magari in bicicletta. Immaginate di dover prendere i mezzi pubblici ogni volta che vi dovete spostare. Ecco, immaginatevi tutto questo.

Imparare ad essere lenti

Prima di tutto bisogna entrare nell’ordine delle idee che il tempo ha tutto un’altro valore adesso: quello per cui prima ci voleva qualche ora (fare la spesa, fare da mangiare,ecc) ora magari ci terrà occupati tutto il giorno. Perchè vivere in modo semplice vuol dire anche vivere in un modo più autentico, come facevano anni fa le generazioni passate, che si affidavano allo scorrere delle stagioni, lasciandogli scandire i loro anni di vita. Che coltivavano praticamente tutto quello che gli serviva, che non avevano bisogno di correre al supermercato la domenica pomeriggio. Vivere in modo autentico significa anche questo: vivere in armonia con la natura, in modo sostenibile. E la sostenibilità richiede tempo e pazienza. Guardate come sta andando il mondo ultimamente: ci stiamo mangiando tutte le risorse che la terra ci offre senza dargli il tempo di generarne di nuove, e ci stiamo letteralmente conducendo verso l’estinzione. E non ce ne frega una mazza.

Comprare di meno

Quando avremo imparato ad andare lentamente, a non correre, a prenderci il nostro tempo (all’inizio sarà difficilissimo, vi parla una fan del multitasking), dovremmo anche cercare di resistere a tutte le tentazioni che ci vengono dal mondo reale, quello da cui stiamo cercando di evadere. La pubblicità è dappertutto, è difficile non viverci in mezzo. La cosa importante da fare è riconoscere che quasi tutto quello che ci viene proposto non migliorerà la nostra vita, ma contribuirà solo ad aggiungere un altro po di monnezza mentale e fisica alle nostre vite. Dovremo imparare ad acquistare in modo critico: prima di fare qualsiasi acquisto dovremmo chiederci se quella cosa ci serve verve davvero, e procedere con l’acquisto se capiamo che ne vale veramente la pena. A questo punto allora cerchiamo di spendere i nostri soldi in oggetti di qualità, che dureranno nel tempo, e che ameremo perchè lo utilizzeremo spesso e ci darà piacere nel farlo.

Liberarsi del superfluo

Il passo successivo sarà iniziare a staccarci emotivamente dagli oggetti, a smettere di dargli tanta importanza e a pensare che non potremmo vivere senza. Anzi, iniziamo invece a sbarazzarci di un po’ di roba. Iniziamo col fare un primo round, a buttare le cose ovvie, quelle che sono li ma che oggettivamente non hanno un senso. Poi facciamone un secondo, magari dopo un po di giorni, magari partendo da una specifica categoria, come suggerisce Marie Kondo nel suo libro “Il magico potere del riordino“. Magari iniziate coi vestiti, e cercate di capire quali sono le cose che indossate e quelle che puntualmente rimangono sulla gruccia. E senza guardarvi indietro mettetele via e regalatele, o buttatele. Insomma fate quello che volete ma liberatevene. Immaginate di avere un armadio delle giuste dimensioni con dentro non un ammasso di roba ammucchiato senza senso, ma capi che amate, che vi fanno sentire bene, appesi in modo ordinato. Non vi fa gia sentire meglio?
La cosa che ogni volta mi sconvolge di questa filosofia di vita è il fatto che mi permetta di tornare padrona del mio tempo. Lavorare meno, possedere meno, avere meno cose di cui preoccuparsi, e decidere consapevolmente di far uscire certe cose dalla mia vita e farne entrare altre non ha prezzo. Essere consapevole che da questo momento in poi sarò libera di dedicarmi alle cose che veramente contano per me, e di lasciare indietro quelle di cui non m’importa o quelle che non aggiungevano niente o che addirittura danneggiavano la qualità della mia vita.

Da dove cominciare?

Iniziare a vivere con poco è semplice, ma non facile. Partite semplicemente osservandovi. Durante la vostra giornata chiedetevi quali siano le cose che vi fanno sentire bene e quali no, per iniziare a capire quali siano le cose da tenere e quelle da scartare. Stare tanto tempo sui social media vi fa sentire dei falliti? Eliminate l’account, o almeno ponetevi dei limiti. Per fortuna siamo ancora padroni di decidere quali contenuti consumare. Seguite solo persone che ammirate, che vi fanno sentire ok con voi stessi. Fate entrare positività e ispirazione, non invidia e tristezza.
Odiate il vostro lavoro? Forse è il caso di cercare di capire il perchè. Il problema è il lavoro in se? Sono i colleghi e l’ambiente? Forse il carico di lavoro? Cercate una soluzione, non fatevi semplicemente trasportare dalle circostanze come delle amebe.
La vostra famiglia vi ostacola nei vostri progetti? Mi spiace per voi, ma è la vostra vita. I famigliari avranno sempre un’opinione su quello che fate e su come gestite la vostra vita, ma l’ultima parola ce l’avete sempre voi. Sentite che vi stanno remando contro? Forse è il caso di allontanarvi un po’.
Questi sono solo esempi.
Altre cose che potete fare per iniziare il vostro percorso di downshifting:
  • vivere in una casa piccola, o in condivisione
  • coltivare un’orto
  • produrre cosmetici e detersivi in casa
  • fare la spesa a km 0
  • comprare meno nuovo e più di seconda mano
  • tagliare le spese inutili e darsi un budget
  • vendere le cose che non vi servono
  • cercare di non accumulare troppi impegni: fate meno cose, ma fatele meglio
  • smettete di frequentare le persone per voi tossiche

Se sei arrivato fino a qua significa che l’argomento ti interessa un bel po’, quindi ti lascio qualche risorsa e qualche lettura nel caso volessi approfondire la questione!

Decrescitafelice.it

Smetteredilavorare.it

Semplicità Volontaria Blog

Letture:

 

 

A presto!

Downshifting: ecco come fregare il sistema

downshifting come fregare il sistema articolo
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Non avete mai l’impressione di essere come dei criceti sulla ruota? Non vi sembra di correre, correre, correre sempre piu forte e non arrivare mai da nessuna parte?

Per molto tempo ho avuto la sensazione di rincorrere senza sosta le cose che pensavo mi avrebbero resa felice.
Compravo montagne di oggetti: arredamento e vestiti soprattutto. Volevo dare alla mia vita una forma che secondo i miei canoni corrispondeva alla felicità. Dopo tutti i soldi spesi per le cose che volevo non ero mai felice. In tutto questo il mio conto in banca piangeva.

A un certo punto decisi di prendermi un anno sabbatico per vedere l’Australia, e dovetti quindi abbandonare il mio appartamento: rimasi sconvolta quando mi resi conto che tutte le mie cose faticavano a stare sul camion di mio padre.

La cosa si fece ancora più evidente quando tornai dal mio viaggio: dopo aver vissuto un anno intero con le tre cose che avevo nel mio zaino, ho realizzato che in realtà compravo tutte quegli oggetti per colmare un buco enorme dentro di me. Avevo cercato di sostituire le cose che mi rendevano veramente felice, come viaggiare, conoscere gente, vivere nuove esperienze (cose che in quel momento mi mancavano terribilmente) con gli oggetti, sperando di ottenere lo stesso effetto. Il mio è solo un esempio, ma credo che, chi più chi meno, siamo tutti affetti da questa sindrome. La sindrome del “compra che ti passa“. Ci sembra sempre che ci manchi qualcosa, e ci convinciamo che una volta che l’avremo ottenuta raggiungeremo la pace dei sensi.

Cosa che non succede mai. Allora mi sono chiesta se fosse quella la strada giusta.

Forse c’era qualcosa di molto sbagliato in questo meccanismo.

Cos’è il Downshifting

La prima volta che ho sentito parlare di Downshifting ho pensato che fosse un’idea meravigliosa, qualcosa che avesse finalmente un senso logico. Leggerne era come aver aperto una finestra per far entrare un po’ di aria fresca.

Il Downshifting è un concetto che è stato introdotto per la prima volta nei primi anni ’90 ed esprime il desiderio di alcune categorie di lavoratori (soprattutto manager e lavoratori con un alto salario) di lavorare di meno, e quindi percepire uno stipendio minore, per poter godere di maggior tempo libero. Questo comporta, di conseguenza, il dover rinunciare a una serie di cose a cui si era abituati, e che non potranno più rientrare nel nuovo budget.

 

Ma perchè guadagnare di meno e rinunciare alle mie cose dovrebbe farmi vivere meglio?

È vero, sembra un controsenso, ma è proprio per questo che quello del Downshifting è un concetto rivoluzionario, una controtendenza. Fino ad oggi ci hanno raccontato che se abbiamo tanti soldi possiamo comprarci tante cose che ci faranno vivere per sempre felici e contenti.

Sapete cosa c’è di nuovo? È la balla più grossa del mondo.

Avere tante cose ci tiene occupata la testa, non ci fa pensare ai problemi, ci da un senso di gratificazione istantaneo (si, come una droga). Avere la casa piena di cose ci da l’illusione di essere ricchi, di trovarci in una situazione di benessere.

Viviamo in quella parte del mondo che dal dopoguerra in poi ha visto innalzarsi progressivamente la qualità della vita. La paura di ricadere nella povertà ha spinto la nostra società a voler accumulare sempre più ricchezza. La nostra percezione di felicità e di benessere ha cominciato a dipendere sempre più dalla quantità di soldi che possediamo: ci siamo spinti talmente oltre che siamo rimasti incastrati negli ingranaggi del meccanismo che noi stessi abbiamo creato. Ci siamo dimenticati chi siamo (esseri umani, e non macchine per produrre soldi). Abbiamo venduto il nostro tempo, la nostra salute mentale e fisica, le nostre necessità più basilari, come coltivare i rapporti umani, soddisfare la curiosità ed esplorare ciò che non conosciamo, conoscere noi stessi, in cambio delle cose. Cose belle, cose costose, ma pur sempre cose. L’I-phone, l’arredamento di design, la casa al mare, il suv, la piega dal parrucchiere, il resort di lusso, l’aperitivo nel locale giusto con la gente giusta.

Il consumismo ci sta divorando, ed è ora che ce ne rendiamo conto. Tutti noi ci lamentiamo che lavoriamo troppo e male, che chi detiene il potere si ingrassa sulle nostre spalle mentre noi facciamo sempre più fatica ad arrivare alla fine di ‘sto benedetto mese. Ma sembra che nessuno riesca (o voglia) mai fare niente per cambiare questa situazione.

Alla fine dei conti, siamo tutti sulla stessa barca. Come si dice, mal comune mezzo gaudio.

eat shit - Downshifting: ecco come fregare il sistema
"Mangiate merda, un milione di mosche non può sbagliarsi"

Se le regole del gioco, nonostante tutto, vi piacciono, continuate a giocare. Ma sappiate che c’è un modo per chiamarsi fuori.

Il Downshifting non è altro che la decisione consapevole e volontaria di rinunciare ai contentini materialistici che la nostra società cerca di propinarci per riprenderci noi stessi e la nostra libertà.

In un mondo che ci dice continuamente di spingere sull’acceleratore, di lavorare di più e per sempre più tempo (a quanto è arrivata l’età pensionabile? 103 anni?), di guadagnare sempre di più per star dietro all’inflazione, di comprare sempre più cose (che NON ci servono) per “far girare l’economia”, c’è qualcuno che dice: “No. Fatelo voi, io non ci sto più“.

L’unico modo per vincere un gioco che sei destinato a perdere è non giocare affatto.

Come si fa Downshifting

All’inizio dell’articolo ho parlato del downshifting come un fenomeno che ha interessato, per la maggior parte, lavoratori con un certo tipo di salario, perchè rinunciare ad una parte di stipendio nel loro caso voleva dire comunque mantenere uno stile di vita dignitoso, seppur più semplice. Per noi normo-stipendiati il discorso è un po’ diverso: probabilmente non potremmo rinunciare a cose come il suv per passare all’utilitaria, perchè probabilmente stiamo già andando in giro col pandino, ma il concetto rimane valido.

La chiave di tutto questo discorso sta nel riconoscere la bellezza di una vita semplice, ma più autentica.

Un libro bellissimo, e forse il più autorevole in italia per quanto riguarda il tema del Downshifting è “Adesso basta” di Simone Perotti. Perotti è un ex manager di azienda che a un certo punto della sua vita si è reso conto che non ne poteva più di riunioni interminabili e giornate intere passate in mezzo al traffico, ed ha rinunciato al suo invidiabile stipendio per fare lo skipper e scrivere libri. Per un po’ di anni ha vissuto rinunciando a tante delle comodità a cui era abituato, per riuscire ad accumulare la ricchezza che gli sarebbe bastata per poter mollare il suo lavoro e fare quello che più gli piaceva.

Il suo libro esprime il concetto di Downshifting in una maniera molto bella e completa. Perotti è uno che sa il fatto suo. Peccato che il libro sia rivolto a chi ha un salario simile al suo: le uniche speranze che lascia a chi prende “solo” 1600 euro al mese è quella di aspettare che un familiare muoia e che lasci un’eredità.

Un po’ triste.

È chiaro che un concetto del genere può essere valido solamente sopra una certa soglia di reddito: chi fa veramente fatica a tirare avanti, chi ha un’intera famiglia sulle spalle, dovrà intraprendere altre vie e trovare altre soluzioni. Ma ci sono tanti di noi, tanti come me fino a qualche tempo fa, che spendono e spandono senza pensarci. Alcuni vivono addirittura al di sopra delle loro possibilità. Il problema è che siamo talmente abituati a certi lussi che non ci siamo mai fermati a pensare: “Aspetta, forse di questa cosa potrei fare a meno“.

Il primo passo verso il downshifting è questo: renderci conto di quali siano quelle cose e quelle abitudini che non ci servono, non ci gratificano, non ci rendono felici, o magari lo facevano un tempo ma ora non piu. Ed eliminarle dalla nostra vita.

Una volta innescato, il processo di downshifting si estenderà inevitabilmente a tutti gli ambiti della nostra vita. Inoltre, il Downshifting, lega a doppio filo i concetti di risparmio economico e tutela dell’ambiente.

 

Facciamo un esempio:

Mettiamo il caso che uno stia cercando di mettere via qualcosina di più tutti i mesi: la prima cosa che può fare è andare a fare la spesa in una bottega locale o dal contadino (o tramite un GAS, gruppi di acquisto solidale) invece che al supermercato = meno rifiuti, meno inquinamento dovuto al trasporto dei prodotti che vengono da chissà dove. Un’altra cosa che può fare è produrre i propri detergenti per la casa in modo autonomo (con aceto, bicarbonato, acido citrico ed altre sostanze facilmente reperibili che hanno un costo ridicolo). Invece di usare la macchina per andare al lavoro userà la bicicletta o i mezzi pubblici = meno inquinamento e annullamento dei costi per il carburante. Invece che andare al ristorante tre volte a settimana magari ci andrà una volta sola, e gli altri giorni imparerà a cucinare. Invece di fare l’aperitivo con i colleghi nel solito locale noioso in città andrà a fare una passeggiata o inviterà qualche VERO amico a casa, per scambiare qualche VERA chiacchiera. Invece di svaligiare il centro commerciale il sabato pomeriggio proverà a dare un’occhiata al mercatino dell’usato, risparmiando soldi, evitando di fare i propri acquisti in una di quelle catene non proprio eticamente corrette (ergo: sfruttamento dei lavoratori e dell’ambiente), prolungando la vita di un altro capo altrimenti destinato ad essere buttato.

Lo so, sembrano tutti discorsi da frikkettoni, ma è questo quello che dobbiamo fare se vogliamo fregare il sistema. In realtà il downshifting non è altro che un ritorno al passato, prima che il boom economico ci travolgesse. Prima che diventassimo tutti dei consumisti patentati.

L’importanza di rallentare

Uno stile di vita come quello che vi ho descritto sopra richiede una cosa che molti di noi aborrano, una cosa che ci da una sensazione quasi fastidiosa: la lentezza.

Vivere lentamente al giorno d’oggi è quasi impossibile: ci hanno insegnato ad essere multitasking, ad ottimizzare i tempi, a rendere produttivo ogni momento della nostra giornata. Siamo arrivati al punto che anche in vacanza non riusciamo a rilassarci: dobbiamo avere sempre qualcosa da fare o qualcuno che ci intrattenga altrimenti ci sentiamo inutili. Il Downshifting ci insegna a prenderci il nostro tempo.

Per esempio, usare la bicicletta invece della macchina richiederà più tempo per spostarci, ma durante il tragitto potremo osservare cosa c’è intorno a noi, salutare le persone che incrociamo e magari fermarci a parlare del più e del meno con gli anziani seduti al bar. Comprare di seconda mano vuol dire impiegare più tempo per trovare quello che ci serve, ma avremmo speso quella mezz’ora spulciando fra i tesori nascosti che solo un mercatino dell’usato può celare. Se facciamo la spesa in bottega dovremo magari fare un po’ di fila, ma nel frattempo potremmo scambiare quattro chiacchiere con gli altri clienti: chi ci servirà ci saprà consigliare sui prodotti del giorno e ci tratterà con un occhio di riguardo se diventeremo clienti affezionati. Non è meglio questo della commessa scoglionata che neanche ti guarda in faccia?

A qualcuno tutto questo sembrerà una perdita di tempo: io penso che il tempo che perdiamo lo guadagniamo in salute e rapporti umani. Vivere con lentezza, secondo me, ci aiuterebbe a tornare ad una dimensione più umana della vita, una dimensione che stiamo piano piano andando a perdere.

Le relazioni

Il concetto di Downshifting può essere applicato non solo alle cose materiali, ma anche alle relazioni e ai rapporti umani.

Liberarsi di quelle persone che ci riempiono di negatività è una sensazione bellissima.

Ognuno di noi ha quell’amico/collega che ci fa venire l’ansia, che appena ci vede ci inonda con i suoi problemi, quella persona che vede sempre tutto nero, o che si diverte a sminuirci, con cui per qualche motivo non è piacevole parlare, magari qualcuno pettegolo e maligno. Insomma, qualcuno di cui faremmo volentieri a meno. Se potete, tagliate i ponti (non dico di mandarli a quel paese, solo di allontanarvi), oppure non fatevi trovare, sparite.

Lo stesso discorso è valido per i social network: se dopo aver guardato la vostra bacheca di Facebook vi sentite male, allora vuol dire che avete visto qualcosa che vi ha suscitato delle brutte sensazioni. Eliminate tutto quello che vi da fastidio, togliete amicizie o perlomeno nascondete le persone che non volete seguire dal vostro feed. A me capitava spessissimo di sentirmi male dopo aver guardato Facebook; un po’ perchè mi suscitava invidia (sui social si sa, la vita degli altri sembra sempre migliore della nostra), un po’ perchè sapere i fatti di tutti sempre e comunque era qualcosa che non mi interessava e che creava solamente immondizia nel mio cervello. Cosi ho deciso semplicemente di eliminare le amicizie delle persone di cui fondamentalmente non mi interessava un fico secco e di cui avrei fatto volentieri a meno. Una delle decisioni migliori di sempre.


Conclusioni

La verità è che per quanto io sia una sostenitrice di questo stile di vita sono convinta che in parecchi storceranno il naso dopo aver letto questo articolo. Io credo che ognuno abbia i propri valori nella vita, e, come in tutte le cose, non tutto può andar bene per tutti. C’è chi spende tutto lo stipendio per circondarsi di cose belle e costose, ed è la persona più felice del mondo.

Ognuno di noi dovrebbe trovare la propria via, il suo modo di star bene al mondo. Per alcuni di noi il mondo in cui viviamo non è quello che sognavamo, e credo che sia nostro dovere cercare di migliorarlo. O perlomeno trovare il modo di mettere in pratica i valori in cui crediamo nella vita di tutti i giorni.

Spero, se non altro, di avervi lasciato qualche spunto per una riflessione.

 

Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco qualche lettura interessante sul tema del Downshifting:

Scappo dalla città: manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione” di Grazia Cacciola

Downshifting. Come lavorare meno e godersi la vita” di John D. Drake

 

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Alla prossima!