Eccco la breve storia di come sono diventata una viaggiatrice solitaria. E del perchè viaggiare da soli è una figata.

 

Dunque, iniziò tutto per caso.

Era una sera del Novembre 2011 e mi ero appena laureata per diventare tecnico di radiologia. Per tre lunghi anni non avevo fatto altro che studiare, dare esami e andare a tirocinio. Volevo laurearmi nei termini e il tempo che potevo dedicare al mio piacere personale era ridotto al minimo. In quell’arco di tempo di vacanze ne ho fatte ben poche, qualche weekend fuori porta ma niente di consistente.

Ma finalmente ce l’avevo fatta!

Potevo godermi quel bellissimo momento che purtroppo dura sempre troppo poco, quello che va dal: “Che brava che ti sei laureata!” al: “Ma ancora non hai trovato un lavoro??

Volevo fare un viaggio, me l’ero meritato.

Con una mia compagna di corso si parlava già da un po’ di tempo di un coast-to-coast in America, cosa che mi esaltava non poco (son cresciuta a pane e Kerouac). Poi per vari motivi non siamo riuscite a trovare un accordo per cui da un momento all’altro mi sono ritrovata orfana di una compagna di viaggio. Ho iniziato a pensare a chi avrebbe potuto prendere il suo posto, ma tutti i miei amici non avevano ne il tempo ne i soldi per partire all’avventura con me. Ormai rassegnata all’idea di rimanere a casa a un certo punto mi è venuta un’illuminazione:

Perché cavolo avrei dovuto rinunciare a partire?

Non aveva nessun senso.

Io credo che in ogni aspetto della vita, non solo per quanto riguarda viaggiare, dovremmo essere noi a decidere per noi stessi, dovremmo essere noi i capitani della nave. In quel momento ho capito che non ero più disposta a rinunciare alle cose che volevo fare solo per la paura di farle da sola.

Ci ho rimuginato su per qualche giorno.

 

Il grande passo

Quella sera di Novembre stavo seduta sul letto davanti al mio computer. Sito della Ryanair aperto. Ricordo perfettamente come mi sentivo. Ero spaventata dall’idea di partire da sola, ma nello stesso tempo ero pervasa da un’euforia strana, è difficile spiegarlo a parole. In quel momento comprare quel biglietto aereo era un atto di ribellione, un modo di affermare la mia libertà.

Quel gesto voleva dire “Guardate, faccio quello che voglio in ogni caso! Non ho bisogno dell’approvazione di nessuno!”.

Avevo il cuore a mille.

Non avevo in mente nessuna meta in particolare, di certo a quel punto l’idea dell’America l’avevo messa da parte: non ero ancora cosi coraggiosa da affrontarla da sola.

Quindi ho semplicemente prenotato il volo più economico: Valencia.

A quel punto la destinazione era diventata una questione marginale, era il viaggio in se la vera avventura. Non vedevo l’ora!

 

Niente di speciale

Quel viaggio non è stato dei migliori devo ammetterlo! Valencia era deserta cosi come il mio ostello (avevo una camera da 6 e per sono sempre stata da sola). Purtroppo non ho assaporato la famosa vita notturna di questa città, essendoci andata a Dicembre daltronde non mi aspettavo niente di diverso. E poi ero ancora una timida viaggiatrice sempre un po sul chi va là e non davo confidenza molto facilmente.

Quella settimana l’ho passata a spasso per Valencia, visitando gli highliths che la mia fedele Lonely Planet consigliava.

Niente di fantasmagorico.

Se devo raccontarvi cosa mi è rimasto impresso di quel viaggio sinceramente farei fatica. I miei ricordi si concentrano sulle piccole cose: per esempio della difficoltà a fare il biglietto per la città della scienza. Il mio inglese ai tempi era terribile e la signora di là dal vetro della biglietteria mi stava spiegando tutto quello che avrei potuto visitare con tanto di volantino e mappa nelle mani ma io non ho capito una singola parola, mi limitavo ad annuire, mi veniva quasi da ridere.  Un giorno visitai il museo della storia di Valencia e c’ero solo io. In tutto il museo. Siccome non avevo niente di che da fare mi sono fermata a leggere tutti quanti i cartellini esplicativi che di solito non avrei neanche guardato, cercando di passare il tempo e imparare qualche parola in catalano. Mi ricordo le infinite camminate per il centro con la mappa nelle mani a cercare di capire in che direzione fosse il dannato ostello. Il mio proverbiale senso dell’orientamento.

Ma più di tutti mi ricordo questa costante sensazione di libertà che non avevo mai provato prima, e che a dir la verità non era sempre piacevole. A volte mi sarebbe piaciuto avere qualcuno con cui confrontarmi per scambiarsi opinioni su quello che si era visto quel determinato giorno, o che mi aiutasse con la lingua, o che semplicemente non mi facesse sentire una demente mentre mangiavo seduta da sola al ristorante.

Dopo un po’ quella strana sensazione ha iniziato a piacermi: stavo facendo qualcosa di molto inusuale per tante persone e per me stessa in primis, mi ero messa in quella situazione consapevolmente e anche se il disagio che provavo a volte non era piacevole sapevo che mi avrebbe fatta crescere e diventare più forte, più indipendente.

Tornata a casa a tutti quelli che mi chiedevano come fosse andata io rispondevo “Valencia fa c****e!” Ma lo dicevo con la stessa euforia di una che è appena tornato dalle Maldive. Per tanti miei amici quella è ancora una vacanza che mi sono autoinflitta ma per me è stato solo l’inizio di un percorso.

 

I 5 motivi per cui amo viaggiare da sola

 

1. Mettermi alla prova

Dopo quella prima esperienza a Valencia ho continuato a viaggiare da sola per puro piacere.

Non ho mai più cercato la compagnia ad ogni costo e le vacanze sono diventate veri e propri viaggi. Ad ogni partenza chiedevo sempre di più a me stessa, ogni viaggio che facevo era un’occasione per capire quanto in là potessi spingermi e quanto spirito di adattamento ci potesse essere in me. Forse è questo il motivo principale che mi spinge a viaggiare da sola e di sentirne addirittura il bisogno: mettermi alla prova. Sapere di potermela cavare in qualunque situazione mi da una fiducia in me stessa che non ha prezzo, e le piccole difficoltà delle vita di tutti i giorni diventano sciocchezze. Tutto questo mi riempie di orgoglio verso me stessa e anche la mia autostima ringrazia.

 

2. Vincere la paura

La domanda che mi fanno più spesso è: “Ma non hai paura a viaggiare da sola?”

Paura di cosa??? Non c’è nessun reale pericolo ad attenderci la fuori, sono tutti nella nostra testa, e riguardano più che altro noi stessi che il resto.

Abbiamo paura di non potercela cavare senza l’aiuto di qualcuno di fidato, come se non fossimo in grado di gestire le situazioni da soli. Quello che in realtà ci spaventa è il fatto di ritrovarci a contare solo su noi stessi. Viaggiare da soli ci fa riconsiderare tutto questo.

Noi ci sottovalutiamo continuamente. Ma solo perchè nella quotidianità il più delle volte non ci viene richiesto di adattarci a situazioni nuove o di disagio. A casa abbiamo la nostra routine, i nostri rituali, le cose che facciamo le conosciamo a memoria e la nostra mente non deve mai fare degli sforzi troppo grandi.

Viaggiare da soli permette di sviluppare quelle capacità mentali di gestire le situazioni a cui non siamo abituati senza farsi prendere dal panico. E non parlo di situazioni pericolose, ma anche il solo fatto di prendere l’autobus sbagliato e ritrovarsi in qualche punto indefinito della città. Quando mi capitò per la prima volta rimasi sorpresa dalla calma con cui affrontai la situazione. Niente panico, mi dissi. Vedrai che un modo per uscirci fuori lo trovi, mi dicevo. E questo è l’atteggiamento mentale che ho tutt’ora e che mi aiuta ogni volta.

Viaggiare da soli sottopone il nostro cervello a una costante pressione, e quando è in questa condizione, specialmente in situazioni di forte stress, può partorire delle soluzioni che mai ci sarebbero venute in mente a mente fredda. Si chiama istinto di sopravvivenza, ed è la forza più potente che abbiamo. Ce l’abbiamo tutti, quindi niente paura, siamo ben equipaggiati. Non ha neanche senso preoccuparsi per quello che potrebbe eventualmente succedere. Non possiamo prevedere tutto, ci sono cose che esulano dal nostro governo per cui è inutile e nocivo fasciarsi la testa prima del tempo.

Non possiamo decidere le cose che ci succedono nella vita, ma solo il modo in cui reagiamo ad esse.

 

3. Imparare dalla solitudine

Spesso la gente non comprende il motivo del viaggiare da soli.

Perchè ci hanno cresciuti dicendoci che la solitudine non è una cosa bella, che a scuola ci dobbiamo per forza fare degli amici se non vogliamo rimanere emarginati, che a un certo punto della nostra vita dobbiamo trovare un compagno o una compagna per essere accettati. Quindi capisco che vedere una ragazza che se ne va in giro da sola per musei e per ostelli, magari di città in città, non sia esattamente quello che la gente si aspetta. Qualcuno potrebbe pensare che non ho amici con cui andare in vacanza, o che sono sociopatica o che devo avere qualche problema per decidere consapevolmente di stare per conto mio.

Qualche volta, specialmente in certe situazioni, vorrei andare in giro con un cartello appeso al collo con scritto: “Si viaggio da sola ma mi va bene cosi”. Ed è per questo stesso motivo che la gente rinuncia a fare le cose per conto proprio, per paura di essere giudicata. Pensate anche solo al fatto di andare al cinema o a cena da soli. Per molti sono le scene più tristi che si possano immaginare. Per me invece è un’affermazione di potere. Se sto seduto qua a mangiare il sushi il sabato sera per i cavoli miei è perchè stasera avevo voglia di sushi e sono venuto qui perchè questo è un ristorante di sushi. Fine.

Gregory Corso diceva:

 “Il potere è stare in piedi all’angolo di una strada senza aspettare nessuno”.

Per alcuni la solitudine è da evitare come la peste, per altri una cosa con cui si riesce a convivere, per altri una necessità. Non siamo tutti uguali e c’è chi non prenderebbe in considerazione l’idea di viaggiare da solo neanche sotto tortura. Sta tutto nell’atteggiamento con cui affrontiamo il viaggio. Per me sono preziosi momenti di crescita personale che se affrontati in compagnia non darebbero gli stessi risultati.

Viaggiare da soli ci costringe a fare i conti con noi stessi, A volte, specialmente durante i viaggi a lungo termine, si scoprono lati di noi stessi che ci erano oscuri fino a quel momento.

 

4. Aprirmi al mondo

Viaggiare da soli ci costringe ad aprirci di più con le persone e l’ambiente che ci circonda. Viaggiare in compagnia è bello, si, ma è come portarsi un pezzo di casa appresso, una coperta di Linus. Non poter contare su nessuno che conosci ti costringe a fare quello sforzo in più e creare nuovi rapporti se non vuoi rimanere nella totale solitudine.

Viaggiando in compagnia si tende a chiudersi, specialmente se si è un gruppetto. è come fare le stesse cose che facevi a casa ma in un’altra location:i ci si sente sempre al sicuro, e il rapporto con le persone è si più facile ma meno profondo.

Penso per esempio a ogni volta che in Australia entravo in un ostello nuovo. Siccome molti ragazzi là viaggiano con il Working Holiday Visa, è facile rimanere in un ostello anche 2 o 3 mesi e per forza di cose diventa una specie di famiglia, e tu che sei il nuovo arrivato ti devi inserire nel gruppo. All’inizio la sensazione di disagio è quasi pietrificante, un po’ come quando da piccoli si cambiava scuola e nella nuova classe non conoscevi nessuno. I primi giorni erano i più duri, e avere un amichetto al proprio fianco avrebbe aiutato.

È normale sentirsi in questo modo e inizialmente può essere frustrante, ma dopo un po’ si acquista fiducia in se stessi e si impara a gestire tutto questo senza grosse ansie o preoccupazioni, ognuno si inventa il suo modo per venirne fuori, quello che lo fa sentire meglio.

 

5. Niente compromessi!

Dal lato pratico viaggiare da soli ha diversi lati positivi. Primo fra tutti, si ha il totale controllo sui nostri piani: niente compromessi, fai solo quello che ti va di fare, quando e come vuoi. Se una mattina ti vorrai svegliare presto per andare al mare a vedere l’alba non dovrai preoccuparti di convincere nessuno. Se ti vorrai fermare 20 minuti ad osservare un quadro in un museo non avrai l’ansia di qualche tuo amico che probabilmente si starà annoiando. Lo stesso discorso vale al contrario: non sarai costretto a fare niente che non ti va di fare.

Viaggiare da soli da la possibilità di improvvisare (che quando si viaggia è sempre la cosa più bella da fare), cambiando i propri programmi all’ultimo minuto semplicemente seguendo il flow della giornata, senza preoccuparsi di avere il benestare di qualcun’altro.

 

Conclusioni

In definitiva quella di viaggiare da soli è un’esperienza che secondo me andrebbe fatta almeno una volta nella vita. A me l’ha cambiata.

Se anche a te piace viaggiare da solo (o anche no!) lascia un commento qua sotto e raccontami la tua esperienza!

Alla prossima!

 

Tania

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Giulia
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Ciao Tania, bellissimo articolo. Concordo con te su tantissime cose, io non ho ancora il coraggio di fare questa scelta del viaggio da sola, la solitudine ammetto mi fa tanta tanta paura. Anche qui a Londra ho faticato tanto all’inizio, ora mi sono molto piu abituata e mi pesa meno, Step by step! Comunque tante riflessioni vere e belle